Incanto e magia nelle opere di Emanuela Rossoni
"L'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è." Paul Klee
Ciò che immediatamente colpisce l’occhio, trascinandolo in una dimensione fiabesca e onirica, è, nelle opere della pittrice romana, il colore. Macchie compatte che sulla tela si contrastano a colpi di pennello senza mai fondersi. Lo scontro resta infatti sospeso, rimanda a qualcos’altro che c’è ma non si vede, come sospeso resta il dialogo che si instaura tra quadro e osservatore. Parole non dette, ma dipinte.
E’ lo stesso elemento cromatico, racchiuso in forme elementari e semplici, a farsi portavoce di un linguaggio silenzioso che tuttavia si fa ascoltare e comprendere, poiché comunica direttamente all’animo e alla memoria di chi osserva. Per accogliere e apprezzare il messaggio che i quadri di Emanuela Rossoni trasmettono, bisogna infatti essere in grado di tornare bambini, di credere ancora nelle favole e nel sogno.
In Amazzonia e ne Il bosco, l’artista racconta se stessa e la realtà che la circonda con mezzi apparentemente elementari, ma studiati: tonalità di blu, verde e arancione si sposano a linee semplici e sagome irregolari; mentre in Aridità, dove a dominare sono i toni degli ocra e dei gialli, il linguaggio si fa addirittura più primitivo, quasi carnale.
L’aspetto fiabesco emerge ancora più chiaramente in opere quali Il paese fatato e Il golfo, in cui il paesaggio, pur arrivando in modo diretto a chi guarda, è solo evocato, oppure in opere come La cisterna romana, arricchita di elementi quasi fantastici come le frange variopinte poste in alto ai lati della tela.
Tratti essenziali, decisi e linee spezzate o arricciate caratterizzano invece Il volo, dove l’elemento onirico trova la sua realizzazione più compiuta, con una scelta cromatica, quella del fondo oro che contrasta col nero della china, magistralmente riuscita.
La potenza di questa pittura è racchiusa tutta qui, in questo codice segreto che unisce artista, opera d’arte e osservatore, elementi questi che, nonostante l’originalità dello stile, parlano in realtà la stessa lingua.
E’ un’arte che diventa simbolo e allegoria, che tocca senza richiedere mezzi eruditi e intellettualistici le corde più profonde del nostro Io, che affonda le proprie radici nella nostra esperienza, in quella memoria collettiva che ci ha visto tutti, almeno una volta nella vita, un po’ sognatori e un po’ bambini.
Manuela D’Aguanno